STORIA DI CAVANELLA D'ADIGE


Il Canale delle Bebe servì alla Serenissima fin quasi alla fine del 1500, poi la navigazione si fece difficile a causa dell’interramento del canale e la Repubblica Veneta fu costretta a costruirne uno nuovo.
Nel 1567 fu scavato il “Canal di Valle” che univa il Brenta all’Adige. Il canale venne così chiamato perché scavato fra la Valle in Proa del Ceredo e la Valle del Becco Grande, ora Valgrande, e per il tratto finale verso Brondolo occupava un tronco dell’antica Carbonara.
Furono costruite due conche, una a Brondolo e l’altra nel luogo dov’ è ora l’abitato di Cavanella. Le porte erano in legno e speciali argani manovrati dall’uomo consentivano l’apertura e la chiusura delle porte.
La storia del nostro paese è però legata alla storia della nostra chiesa e solo unendo questo capitolo ai due successivi, potremo proseguire veramente alla ricostruzione del nostro passato.
Documenti relativi alle visite pastorali dei vescovi clodiensi nel 1700 parlano della “Chiesa parrocchiale di San Giorgio a Cavanella Vecchia nel passaggio sull’Adige”, altri di “Chiesa parrocchiale di San Giorgio a Cavanella di Fossone”. E’ evidente che il nome Fossone rimane ancora l’unico e importante riferimento del nostro territorio ma nello stesso tempo ci fa comprendere l’esatta ubicazione di Cavanella.
Nella Carta del Polesine (Santini 1780) è chiaramente indicata la località “Cavanella Vecchia” e il territorio in cui è ubicata è chiamato Fosson. Ecco perché i vescovi nelle loro visite pastorali del 1700 la chiamano “Parrocchia di Cavanella di Fosson” oppure “Parrocchia di San Giorgio alla Cavanella Vecchia”.
Cavanella Vecchia è in contrapposizione a Cavanella Po, chiamata “nuova” dal vescovo Rosada quando benedirà l’oratorio di San Nicolò colà eretto nell’anno 1694.
Il riferimento a Fosson presto sarà abbandonato e in seguito si parlerà soltanto di Cavanella, mentre il nome di Fosson resterà legato, man mano che il mare si ritirava, alla sola foce dell’Adige.
Molto probabilmente la casa del manovratore delle porte fu la prima abitazione di Cavanella se si eccettua il Monastero di San Giorgio che gli antichi scritti danno per abbandonato nel 1379 durante la” Guerra di Chioggia” (Venezia contro Genova) e soppresso definitivamente nel 1429.
Il Bassan sostiene che il Monastero sorgeva sulla riva sinistra dell’Adige all’altezza dell’odierno Porto Fossone, quindi vicino a Cà Nordio, ma crediamo che l’equivoco sia nato perché gli antichi atti parlano del “Monastero di San Giorgio di Fosson” e tutti pensano all’odierno Porto Fossone che dista ormai una decina di km dal nostro paese. Nessun abitato esisteva allora tra Brondolo e l’Adige e Cavanella, come ormai assodato, si chiamava Fosson.
Cavanella inizierà dunque la sua esistenza come comunità verso la fine del 1500, dopo la costruzione delle conche e probabilmente oltre all’abitazione del manovratore delle porte come abbiamo prima accennato, ci sarà stata anche un’osteria per rifocillare i cavallanti e i barcari che dovevano fermarsi per la sosta notturna; il passaggio delle barche avveniva infatti, soltanto di giorno.
La località chiamata Fosson e solo in seguito Cavanella, aveva ancora un modesto livello demografico ma era pur sempre alla confluenza di una importante via commerciale. Barcari e cavallanti si fermavano di notte e nei giorni festivi, le osterie lavoravano e pian piano il paese cresceva.
“La Cavanella” significava anche “Piccolo riparo per barche” ed è da ritenere pertanto che per buona parte del 1600 il luogo fosse soltanto “il piccolo riparo per barche” che abbiamo prima ricordato e che pian piano e in considerazione dello sviluppo dei traffici commerciali attraverso il Canal di Valle, abbia incrementato la sua popolazione.
Tornando alla chiesetta del monastero, spesso abbandonata al degrado nella sua secolare esistenza, bene o male è sempre stata ricostruita e riparata fino all’intervento deciso della proprietaria del luogo, la nobildonna veneziana Laura Querini che sulle rovine della chiesetta ne fece costruire una nuova, una vera chiesa. Il 20 Ottobre 1690 Cavanella diventerà parrocchia.
L’esistenza dell’oratorio e dei frati è confermata dai racconti dei nostri nonni, tramandati naturalmente dai loro avi, mentre un’ulteriore conferma sull’esistenza del monastero di San Giorgio c’è stata data durante gli scavi per la costruzione della canonica e di un’ abitazione sul lato nord della chiesa, bombardata nel ‘45.
Furono ritrovate infatti parecchie ossa che confermarono con certezza l’esistenza di un cimitero che doveva essere servito per la sepoltura dei frati e dei pochi abitanti della piccola località.
I più anziani ricorderanno che in quel luogo c’erano le vecchie scuole elementari costruite nella seconda metà dell’ottocento e rase al suolo assieme alla chiesa. Anche dai racconti di mio nonno, Beppe Perantonio, risultava che le vecchie scuole fossero state costruite sopra un antico cimitero anche se parecchie ossa furono trovate anche nello scavo delle fondamenta della nuova canonica.
Un discreto sviluppo accompagnerà il paese fin dai primi anni dell’ottocento, prima sotto il dominio napoleonico e poi sotto quello austriaco, grazie soprattutto alle opere di bonifica intraprese tra il Brenta e l’Adige con le prime idrovore, le famose “Machinete” che trasformarono le paludi in tanta terra fertile. A queste seguirono idrovore più complesse che noi impropriamente chiamavamo il “macchinario vecio” ormai scomparso, e il “macchinario novo” ancora adesso operante nel nostro territorio.
Verso la metà dell’ottocento la situazione è notevolmente cambiata ed è da questo periodo che probabilmente s’inizia a vivere un pò più dignitosamente anche a Cavanella.
Da San Pietro al Canal di Valle la palude pian piano viene prosciugata e centinaia d’ettari di terra fertile sono dati a mezzadria a nuovi coloni; il traffico commerciale è in netta ripresa e le barche riprendono le loro rotte fluviali.
E’ probabilmente di questo periodo la costruzione della “Corte”, il grande complesso agricolo dove per decenni i mezzadri porteranno il frutto delle loro fatiche, dove frumento e granoturco saranno essiccati sulle grandi aie e stivati nei capaci granai.
L’arteria principale del distretto è la “Strada Regia Romea” la cui manutenzione era a totale carico dell’Impero Austro-Ungarico. La strada, secondo il prof. Perini, collegava Chioggia a Cavanella passando dalla conca di Brondolo e, seguendo l’argine del Canal di Valle, arrivava al nostro paese.
Cavanella è al confine tra l’impero austro-ungarico e lo stato pontificio e diventa pertanto zona strategica. Qui saranno edificati due grandi fabbricati ”I Vaticani”, ancor oggi esistenti seppur modificati.
Originariamente erano due grandi caserme che ospitavano al piano superiore i soldati austriaci, mentre il piano terra era riservato al deposito dei carri e alle stalle dei muli e dei cavalli. Il comandante e gli altri ufficiali pare fossero alloggiati nella palazzina padronale all’interno della “Corte”.
A ridosso dell’Adige, tra le ex scuole elementari e l’odierna stazione ferroviaria, verranno costruiti due fortini a difesa dei confini, ma in sostanza è tutto il paese che diventerà una vera fortificazione come vedremo nelle pagine seguenti.
Gli austriaci rimarranno nel nostro territorio fino al 1866 e, sino a quell’epoca, la vita a Cavanella sarà disciplinata e rigorosa come si addice ai cittadini dell’Impero Austro-Ungarico, ma in ogni caso sempre povera.
Si comincerà a rialzare la testa (si fa per dire) dopo la cacciata degli austriaci, si svilupperanno allora un po’ di più i commerci e anche Cavanella beneficerà di una certa agiatezza.
Sarà costruito il ponte sull’Adige e l’8 Maggio 1888 verrà inaugurata la ferrovia Adria-Chioggia, il tronco Adria - Rovigo era già in funzione da parecchi anni e questo permetterà alla popolazione un’ulteriore crescita.
Una famiglia sopra tutti riesce ad emergere a Cavanella, i fratelli Baruffaldi che pian piano costruiranno un piccolo impero, anche se non riusciranno poi a mantenerlo con l’avvento del nuovo.
I tre fratelli per parecchi anni avranno in mano l’economia del paese: uno si occuperà delle idrovore, le famose “Machinete”, che servivano a prosciugare le paludi e dar acqua ai campi, un altro diverrà proprietario del mulino, mentre il terzo gestirà le macchine per trebbiare il frumento e sgranare il granoturco.
I “Vaticani” saranno in seguito ceduti a privati e diventeranno abitazioni mentre la maggior parte dei terreni da S.Anna all’Adige saranno acquistati da due famiglie di Chioggia.


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