IL MONASTERO DI SAN GIORGIO DI FOSSONE

Avevamo scritto che Cavanella comincerà a svilupparsi come comunità dopo lo scavo del Canal di Valle e naturalmente dopo la costruzione del sostegno sull’Adige, ma i primi abitanti risalgono certamente all’anno mille quando alcuni monaci benedettini, pare nel 1070, lasciarono il monastero di San Michele di Brondolo per costruirne uno vicino all’Adige. Lo dedicarono a San Giorgio, il santo martire della Cappadocia, ora regione della Turchia, il cui culto fu portato dalle nostre parti probabilmente dai pellegrini di ritorno dalla Terrasanta.
Nell’Aprile 1110, quando fu trasferita la sede vescovile da Malamocco a Chioggia, il territorio diocesano comprendeva cinque parrocchie: Malamocco, Pellestrina, Chioggia, Cavarzere e Loreo. Il vescovo Grancarolo che dipendeva allora dal Patriarca di Grado, trovò nella diocesi anche alcuni monasteri benedettini tra i quali il Monastero di San Giorgio di Fosson detto anche “alla fossa”.
Sorge ora il dubbio che Fosson-Fossone non derivi dal famoso Fossiones, il ramo del Po che sfociava a Cavanella ma dalla “Fossa” in riva all’Adige sulla quale era stato costruito il monastero, anche se è indubbio che Fossiones, Fossa, Fossone e Cavanella sono strettamente legate.
Sull’ubicazione del Monastero di San Giorgio il Bassan sosteneva fosse stato costruito tra l’Adige e il bosco Nordio e fa sua la tesi anche un giornalista che non molto tempo fa scrisse su di un periodico diocesano che il monastero si trovava a Cà Zorzi, l’odierno abitato sulla strada Romea.
I vecchi mattoni ritrovati in loco, non possono che appartenere o all'antica fortificazione oppure ad una abitazione di qualche colono. La tesi di Ca’ Zorzi, la famiglia Zorzi era senz’altro una proprietaria del luogo, è da escludere per un motivo abbastanza semplice:
Mille anni fa la linea di costa era ancora all’altezza del ponte ferroviario o pochi metri più innanzi, di conseguenza il terreno considerato o era spiaggia o era acquitrinoso con qualche duna che si ergeva dall’acqua e piena di boscaglia, non certo idonea alla costruzione di un monastero e anche perché la “fossa” non era certo lì ma proprio dov’è ora l’abitato di Cavanella come confermano le tavole 36 e 43 recuperate dal Bellemo nell’archivio storico del comune di Chioggia.
Transazioni tra il comune di Chioggia e l’abbazia di San Giorgio, ricavate sempre da documenti visionati dal Bellemo, parlano di cessioni a privati di terreni agricoli e vigne confinanti col monastero e molto vicini al mare, trattasi certamente dei terreni tra Cavanella e l’odierna ferrovia.
Non dobbiamo comunque fare deduzioni superficiali e soprattutto non dar corso alla fantasia come spesso accade, quando facciamo ricerca.
Sul Monastero di San Giorgio esiste un’ampia letteratura, esistono vecchi documenti e soprattutto un’ottima e laboriosa ricerca ricavata nel 1957 dagli archivi ecclesiastici della Diocesi di Chioggia dalla studiosa Bianca Strina e pubblicata da “Fonti per la storia di Venezia”.
Nel 1700 cioè ben dopo il Taglio di Porto Viro e la rettifica dell’Adige, nella ”Mappa in Savi ed Esecutori alle Acque, Adige, rotolo 7 n. 58 e 63”, la chiesa di San Giorgio distava dalle dune della nuova strada Romea 100 pertiche padovane, circa duecentoventi metri mentre ne distava dal mare 2200 pari a 4700 metri, pressappoco all’altezza di Punta Busiola.
Ora la prima distanza è naturalmente uguale, mentre la seconda è attualmente di circa seimilacinquecento metri.
Se in 300 anni il mare si è ritirato di circa due chilometri, dobbiamo convenire che la linea di costa nell’anno mille, anno in cui si presume sia stato costruito il monastero di S.Giorgio, non poteva essere che all’altezza della linea ferroviaria, se non addirittura prima”.
Queste le conclusioni alle quali è giunta Bianca Strina.
Il monastero di San Giorgio era su uno dei percorsi della Romea Medioevale, quello che dal lido di Venezia costeggiando il cordone etrusco, toccava Malamocco, Pellestrina, Brondolo, Cavanella e poi, attraversato l’Adige, proseguiva per Ponte Fornaci, San Basilio di Ariano Polesine, Pomposa e Ravenna, e questo non è altri che il vecchio percorso delle vie Clodia e Popilia da Cavanella d’Adige a Ravenna.
I pellegrini che si recavano a Roma e i crociati che dovevano raggiungere le coste pugliesi per recarsi in Terrasanta andavano purtroppo a piedi e la sera stanchi e affamati arrivavano ad uno di questi monasteri/ospizi per riposarsi e rifocillarsi.
Ecco dunque i monasteri di San Leonardo al porto di Malamocco, quello di San Michele Arcangelo a Brondolo, il monastero di San Giorgio di Fosson nell’odierna Cavanella d’Adige, quello di San Leonardo alle Fornaci, l’Abbazia di Pomposa, etc.
Qualche studioso del secolo scorso aveva addirittura ipotizzato che il monastero fosse stato costruito ancora più a Ovest, quando nella località Motte, durante lavori di sterro, furono rinvenute tracce di mura, di fondazioni di una chiesa e di un cimitero. La notizia non ebbe poi una precisa conferma e come spesso accade, non se ne seppe più nulla.
L’ipotesi è comunque da scartare viste le considerazioni precedenti, mentre il ritrovamento avvenuto a Le Motte potrebbe riferirsi ad un altro monastero/ospizio scomparso: l’Ospedale di San Lazzaro alle Bebe.
La Regione di San Lazzaro, ancora nel 1400, era considerata infatti il territorio che dalla riva sinistra dell’Adige, proprio davanti Tornova, arrivava sino a Torre Bebe.
L’ospedale o meglio l’ospizio di San Lazzaro alle Bebe è realmente esistito poiché ne parla il Morari quando asserisce che il luogo era “molto abitato” ed esistevano addirittura due chiese mentre dall’archivio diocesano risulta che l’otto Novembre 1412 il canonico Benedetto Manfredi, priore del suddetto ospizio, era stato autorizzato dal vescovo di Chioggia Pietro Schena a vendere degli immobili appartenenti a quel luogo. Due anni dopo il canonico Benedetto Manfredi diventerà vescovo di Chioggia.
Ma torniamo al monastero di San Giorgio la cui storia come detto è abbastanza documentata, anche se molte carte sono scomparse durante il trasloco da Fosson a Venezia.
Secondo le informazioni raccolte dall’Origo ne “Le fonti per la storia d’Italia”, il fondatore pare sia stato un certo Trondominicus. La conferma l’abbiamo poi da altre fonti quali “Le commissarie dei Proc. di San Marco” e dall’ “’Archivio Storico dei Notai di Chioggia”, notizie sempre raccolte da Bianca Strina, dove sono elencati tutti gli Abati del monastero a partire appunto da Dominicus nel 1074 sino a Bartolomeo Falconetto nel 1443.
Dalla lettura di questi documenti ritroviamo cessioni e acquisizioni di terreni, lasciti, benefici e un lungo elenco delle spese sostenute per le riparazioni del monastero e della chiesa. Vi sono inoltre elencate le innumerevoli proprietà di pertinenza del monastero che, tra l’altro, possedeva una ”Hostaria” ed esercitava “il passo”, cioè il traghetto sull’Adige.
A tal proposito il Morari riporta l’episodio avvenuto nel 1357: “Et in Chioggia fu una grave lite tra il Comune e Tomaso abbate di S. Georgio di Fossone per occasione dell’Hostaria e del passo di Fossone, pretendendo e l’una e l’altra parte che a sé pertenessero; et il Potestà, che fu Dominico Micchele, quasi componendo, sentenziò che gli utili fossero comuni, ma che la Communità affittasse e l’Hostaria et il passo, forsi per maggior utile sendochè ciò si facci al pubblico incanto, dove per la concorrenza, sogliono le cose andare a prezzi rigorosi et eccessivi.”
Il monastero prosperò per alcuni secoli anche perché a quel tempo, i frati non praticavano proprio la povertà anzi si ha l’impressione che il monastero fosse quasi un’ impresa commerciale.
La conferma di questo concetto mi venne fatta in una recente visita ad un altro monastero benedettino, l’Abbazia di Vallombrosa vicino a Firenze, dove il frate che ci faceva da guida ricordava che i monaci fin dall’anno 1000 crescevano e curavano la foresta circostante, creando un notevole indotto nel territorio, dando lavoro già a quel tempo a circa ottocento lavoratori che si occupavano dell’abbattimento degli alberi, della segheria, della falegnameria e della costruzione di mobili artistici per le abitazioni dei signorotti dell’epoca e contemporaneamente per l’arredamento di chiese e sacristie. Il motto infatti dei Benedettini è “Ora et labora”, prega e lavora
Dai documenti ritrovati, il monastero di San Giorgio riuscì ad estendere le sue proprietà sino a Cavarzere e dintorni, addirittura ci sono prove che fossero di proprietà anche terreni a Sarzano in provincia di Rovigo.
Non si hanno notizie sul numero dei monaci che mediamente vivevano nel monastero, ma già nel 1200 il monastero era scarsamente popolato tanto che da un documento del 1291 il monaco Samaritano, unico residente nel monastero, eleggeva abate Bernardo monaco di Brondolo.
Anche se il monastero era scarsamente popolato, le proprietà di pertinenza rimanevano comunque di notevole importanza. La coltivazione dei campi, le saline, l’Hostaria e il Passo sull’Adige davano lavoro a diverse famiglie e gli utili venivano incamerati dai frati, dalla diocesi e anche dal Comune di Chioggia.
La guerra tra Genova e Venezia e gli sbarchi delle rispettive armate nel porto di Fossone, ora Cavanella d’Adige, portarono nel 1379 alla distruzione del monastero e delle abitazioni costruite lì intorno.
La procedura di estinzione del Monastero fu iniziata il 5 Gennaio 1429 dal vescovo di Chioggia Pasqualino Centoferri e controfirmata nello stesso anno dal Papa Martino V.
Con Bolla papale del 9 Novembre 1437, ben otto anni dopo, Papa Eugenio IV sopprime definitivamente il Monastero“. Il Papa riconosce che da ben cinquant’anni nessun monaco risiede nel Monastero e che a causa di guerre, pestilenze ed altre calamità lo stesso era totalmente distrutto, rimanendo in piedi le sole pareti della chiesa”.
Nella Bolla papale si decide anche di trasferire documenti e proprietà alle monache Benedettine di Santa Croce della Giudecca e nello stesso tempo si nomina il Canonico Bartolomeo Falconetto curatore delle proprietà del Monastero.
Ma già nel 1424, secondo il Perini, l’antico Monastero di San Giorgio di Fosson era stato trasformato in rettorato, un semplice oratorio senza cura d’anime ed era stato affidato infatti al Canonico Bartolomeo Falconetto che impegnò addirittura tutte le sue personali sostanze per cercare di ricostruire la chiesa e il chiostro.
La chiesetta semidiroccata verrà successivamente ricostruita, forse a cura delle monache di S.Croce della Giudecca, e nel 1521, in occasione di un censimento delle chiese della diocesi, si parla ancora dell’Oratorio di San Giorgio di Fossone.
Della chiesetta di San Giorgio si ha ancora notizia nel 1653 (busta 20 n° 1900) dell’archivio diocesano, dove si parla di mura cadenti e luogo ormai inabitabile e quindi ancora una volta pronta per essere ricostruita.
Sarà proprio la nobildonna Laura Querini a farlo e a donare la nuova chiesa a tutta la popolazione.

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