LA PARROCCHIALE DI SAN GIORGIO
 


ISCRIZIONE LATINA


TRADUZIONE

D.O.M.

DIVO GEORGIO A FUNDAMENTIS LABENTEM

RESTITUIT' NOBILIS VIRGO LAURA QUIRINI

Q(UONDAM) V(VIRI) N(OBILIS) S. FRANCISCI IN

VENETAREP(UBLICA)MAIORIS CONSILY

SAPIENTIS ETCONSILIARY ET QUOD ANTEA

ERAT PRIVATAE PIETATIS SACELLUM IN

PAROCHIALEM ECCLESIAM PUBLICO

POPULORUM BENEFITIO AERE PROPRIO

ET MIRA DILIGENTIA FUNDAVIT

EREXIT DOTAVIT ANNO MDCXC

A DIO OTTIMO E MASSIMO

LA NOBILDONNA LAURA QUIRINI FIGLIA DEL

NOBILE SER FRANCESCO, SAGGIO

CONSIGLIERE DEL MAGGIOR CONSIGLIO DELLA REPUBBLICA

VENETA, RESTITUI’ RESTAURATO AL SANTO GIORGIO

QUELLO CHE A SUO TEMPO ERA STATO UN SACELLO(CAPPELLA)

ORMAI SEMIDISTRUTTO E GIA’DESTINATO ALLA PIETA’PRIVATA.

IL TEMPIO FATTO ERIGERE CON LA MASSIMA CURA,

A PROPRIE SPESE E A BENEFICIO DI TUTTA LA POPOLAZIONE,

VIENE TRASFORMATO IN CHIESA PARROCCHIALE E

DOTATO DI UN FONDO NELL’ ANNO 1690.

Trattasi dell’iscrizione latina sulla grande lapide in marmo bianco posta alla base del campanile. La lapide in origine era stata posta sulla fiancata sud della vecchia chiesa distrutta nel 1945 dai bombardamenti alleati, poi recuperata e murata alla base del campanile.
Nella colonna a destra abbiamo la traduzione dell’iscrizione ma, quello che mi interessa sottolineare, sono alcune frasi che confermano la storia della chiesa nei secoli precedenti.
“A fundamentis labentem”, significa fondamenta ma anche muri andati in rovina o pericolanti e “Quod antea erat privatae pietatis sacellum” significa, quello che in passato era stato un piccolo tempio dedicato o destinato alla pietà privata, in definitiva era di proprietà privata.
Mons. Dino De Antoni attuale arcivescovo di Gorizia e noto storico diocesano, conferma che nel 1760 in occasione della visita pastorale del vescovo di Chioggia Mons.Vincenzo Bragadin, si parla della “Parrocchiale della Cavanella d’Adige” e della sua origine nel modo seguente:
“Chiesa parrocchiale di S.Giorgio m. di Fosson ora detta della Cavanella d’Adige olim dell’Abbazia del monastero dell’Ordine di S. Benedetto, la qual abbazia fu da Monsignor Vescovo Pasqualin Centoferri soppressa e secolarizzata li 3 Gennaio 1429 col beneplacito apostolico di papa Martin V de’ dì 7 Marzo susseguente (act.vetust.,sign A,F 26 et seq.), indi con bolla apostolica di Eugenio IV de’ dì 9 Novembre 1437 unita perpetuamente al monastero di monache parimente dell’Ordine di S. Benedetto di S.Croce nella Giudecca di Venezia, le quali nell’anno 1564 22 Agosto, commutarono i beni d’essa abbazia con altri del sig. Antonio Negri coll’obbligo di conservare, mantenere e far officiare la chiesa/Jurium Episcopatus, sign. 35, f. 17. Passati li detti beni dopo nell’ Ecc. ma casa Quirini, fu la detta chiesa eretta in parrocchiale, smembrata dalla Cattedrale, con sentenza di Monsignor Rosata de’ dì 20 Ottobre 1690 con riserva del jiuspatronato alla N.D. Laura Quirini per l’elezione e presentazione del parroco perpetuo (caus. 2 Rosata, sign. 155, causa 10, f. 52). Il detto juspatronato al presente è posseduto dell’Ecc. ma casa Capello della Pietà e Zusto. (Vide Act. Sede Vacante per dimissionem Benzoni, sign. 262, f. 149 quoad confinia).”
Olim significa “un tempo”, due sono quindi le conferme, Cavanella “un tempo” si chiamava Fosson e la chiesa era “un tempo” quella dell’Abbazia, di conseguenza il monastero si trovava dove adesso c’è la nostra chiesa.
Credo che questa testimonianza fugga ogni dubbio sull’esatta ubicazione del monastero di San Giorgio e sulla chiesa di detto monastero che è stata ricostruita per ben tre volte e forse anche più, ma sempre nel medesimo luogo cioè dove abbiamo adesso la nostra chiesa parrocchiale.
Fino al 1690 la chiesetta, qualcuno l’ha chiamata cappella, altri Oratorio di San Giorgio di Fosson, dipendeva direttamente dalla Cattedrale di Chioggia ed era utilizzata dai fedeli di passaggio e dalle famiglie residenti nelle campagne lungo l’Adige, circa una quindicina di famiglie per complessive duecento persone e un sacerdote, inviato sempre dalla Cattedrale di Chioggia, veniva a dir messa la domenica e nei giorni festivi.
Il fatto che i muri fossero “pericolanti e spesso in rovina”, è un po’ la storia infinita di questa chiesetta.
Monastero e chiesa furono infatti edificati attorno al 1074 e nei due secoli successivi furono sottoposti a vari lavori di manutenzione e riparazione, le cui spese debitamente documentate, furono ritrovate negli anni cinquanta dalla studiosa Bianca Strina presso l’Archivio Storico della Diocesi di Chioggia.
Tutte le notizie e le documentazioni relative al Monastero sono state raccolte poi in un volume dalla stessa autrice ed edito da “Fonti per la Storia di Venezia”. Il volume, che conservo nella mia biblioteca è intitolato: S.Giorgio di Fossone
Nel 1429 il vescovo Centoferri aveva disposto che Fosson diventasse parrocchia ma impedimenti burocratici, Roma ritardava l’approvazione, poi la morte del canonico Falconetto curatore dei beni e le difficoltà legate alla sua successione, ne ritardarono di ben 261 anni l’elezione a parrocchia.
I vescovi successivi non vollero o non poterono affrontare il problema e nel frattempo molti dei dipendenti che lavoravano nei fondi, si appropriarono dei terreni e delle saline del monastero tanto che vennero anche scomunicati.
Il Canonico Bartolomeo Falconetto ebbe parte importante nella ricostruzione della chiesa tanto che dovette disporre anche con mezzi propri alle successive riparazioni. Ma dopo la sua morte pian piano tornò il degrado.
Nel 1541 dall’archivio storico della diocesi in occasione di un censimento sul numero di monasteri, chiese, oratori, ecc., figura già la “Rettoria di Fosson”, un semplice oratorio, ma non ancora parrocchia.
Nel 1564 le monache del monastero benedettino di Santa Croce della Giudecca non essendo più in grado di curare i beni del monastero, furono costrette a scambiare i terreni con un certo Antonio Negri con l’obbligo per questi di provvedere non solo alla riparazione e alla manutenzione della chiesa ma anche di assicurare la presenza di un sacerdote per la Santa Messa domenicale e per le altre funzioni.
Dopo Antonio Negri le ex proprietà del Monastero, chiesa compresa, passarono alla Famiglia Quirini la quale tenne il “giuspatronato” dalla fine del 1600 alla metà circa del 1700.
La famiglia Negri pare non si fosse preoccupata molto della chiesa perché la Famiglia Quirini, quando acquistò i terreni dai Negri, la trovarono in precarie condizioni “fundamentis labentem”.
Laura, figlia del nobile Francesco Quirini, pensò allora di demolire la chiesetta e di costruirne un’altra più grande e più solida, tanto che si mantenne per circa duecentocinquanta anni, e la donò all’intera comunità.
La nuova chiesa fu costruita nel 1690 e nello stesso anno il Vescovo Rosada la elevò a parrocchia. Diventare parrocchia significava avere un “parroco perpetuo” cioè un sacerdote che vivesse stabilmente nel paese e che avesse la cura spirituale dei fedeli.
In quegli anni quasi tutte le chiese della diocesi furono fatte costruire dai nobili veneziani, proprietari delle terre del territorio, i quali garantivano anche uno stipendio al parroco per la sua sopravvivenza.
Anche la nobildonna Laura Quirini assegnò al parroco una “prebenda di trenta ducati”, cioè una rendita annuale al parroco di Cavanella, per i bisogni suoi e della chiesa di San Giorgio.
Ecco intanto spiegata la “proprietà privata” che troviamo nell’iscrizione, la chiesetta infatti per prima fu proprietà del Monastero, poi delle Monache di Santa Croce della Giudecca, poi del sig. Antonio Negri e successivamente della famiglia Quirini.
Il prof. Sergio Perini, nella sua ricerca storico-diocesana, ci conferma che la nuova chiesa disponeva di tre altari, il maggiore dedicato a San Giorgio e i due laterali dedicati uno alla Madonna del Rosario e l'altro a San Bellino Vescovo.
Racconta sempre il prof. Perini: “alla fine del 1600 negli abitati sorti alle confluenze di itinerari commerciali, l’intenso movimento di uomini e merci favoriva pratiche immorali quali l’eccessiva predilezione per le bevande alcoliche, il gioco d’azzardo, ecc., e persino i preti, magari per sfuggire la monotonia quotidiana, si lasciavano coinvolgere in queste pratiche.
Anche a Cavanella, già allora punto nevralgico del traffico fluviale, si raccontava del parroco, gran giocatore di carte, che aveva scandalizzato i fedeli per le lunghe e fragorose partite che intratteneva con persone di qualsiasi condizione sociale, addirittura con i cavallanti, considerati allora la categoria più volgare, ma la devozione degli abitanti del paese per la chiesa era sempre molto sviluppata e non solo le funzioni religiose, ma anche battesimi, matrimoni e funerali, erano un modo per tenere unita la piccola comunità.
Nel 1692, qualche anno dopo essere stata eretta a parrocchia, nella chiesa di San Giorgio a Cavanella fu costituita la “Confraternita del Santissimo”, una associazione alla quale potevano partecipare sia gli uomini che le donne con l’impegno di partecipare a tutte le funzioni più importanti come le processioni, i riti della Settimana Santa, della Candelora, etc”.
L’impegno non era soltanto spirituale, queste confraternite laiche si occupavano anche di assistenza e di tante altre attività di sostegno al parroco tanto che durarono nel tempo, e nei miei lontani ricordi di chierichetto durante e subito dopo l’ultima guerra, nelle processioni c’era sempre il solito gruppetto di persone alle quali toccava il privilegio di camminare proprio dietro il Santissimo oppure dietro la statua del Santo Patrono e quando i bambini facevano la prima comunione (allora la cresima si faceva a cinque anni e la prima comunione a sei, c’erano sempre alcune signore, sempre le stesse, che assistevano i bambini durante tutta la cerimonia.
Erano proprio questi gli ultimi rappresentanti della lontana "confraternita" che si sciolse definitivamente negli anni cinquanta..
Nel 1693 sempre fonti diocesane danno in duecento gli abitanti di Cavanella
Altri possidenti subentrarono poi ai Querini, senz’altro nel 1760 la famiglia Capello si era già sostituita ai Querini ma anche le famiglie Zorzi, Strenzi e Nordio furono proprietarie di terreni in loco o nei dintorni tra il 1700 e il 1800, mentre la famiglia Busetto, è confermato, nella seconda metà dell’ottocento, era diventata la proprietaria di maggior parte dei terreni tra Valgrande e l’Adige.
La chiesetta di Cavanella era ormai insufficiente e nei primi anni del novecento si dette corso al suo ampliamento. Ecco come descrive questo fatto il canonico F.Pagan nel suo volume “Spunti di Storia Ecclesiastica Clodiense” :
“Ingrandita con il prolungamento della grande cappella absidale e ridotta a perfetto stile greco-romano in seguito alla generosità del giuspatrono sig.Luigi Cav. Busetto che ne sostenne in gran parte la spesa. La cerimonia di consacrazione della chiesa fu compiuta il 17 Ottobre 1914 da Mons. Anselmo Rizzi Vescovo di Adria in quanto Mons.Bassani Vescovo di Chioggia era ammalato”.
Il cav. Luigi Busetto non aveva figli e alla sua morte i terreni passarono ai nipoti della moglie, i fratelli Spessa che tennero la proprietà alcuni anni per poi rivenderla a dei nobili vicentini, i Conti di Salasco, discendenti del famoso generale piemontese Carlo Canera di Salasco che nel 1848, alla fine della prima guerra d’indipendenza, firmò l’armistizio con gli austriaci.
Il campanile fu costruito nel 1935 e resistette ai bombardamenti alleati con l’eccezione di un piccolo danno alla parte centrale esterna proprio sotto la torre campanaria.
Il campanile fu spesso rifugio per giovani e partigiani allorquando le squadracce fasciste arrivavano in paese per mettere in atto le “famose purghe” e, per chi si trovava in quel momento nella piazza del paese o nelle osterie, erano bastonate spesso condite con olio di ricino.
Durante l’ultima guerra la Chiesa fu colpita da una bomba, forse diretta alle vicine conche, crollò il tetto ma rimasero in piedi se non completamente le due pareti laterali metre l’Altare subì danni irreparabili come pure l’attigua canonica e distrutti furono anche parte dei registri parrocchiali.
Don Emilio, il parroco poeta rimasto senza abitazione dovette ritornare a Chioggia. Per qualche anno la Santa Messa e tutte le altre funzioni religiose furono trasferite in un magazzino della Corte Salasco e il nuovo parroco, Don Virginio Milani, prete buono e soprattutto umile, accompagnò il paese nella lenta ricostruzione sia materiale che spirituale.
La nuova chiesa fu presto ricostruita e il 19 Settembre 1950 verrà consacrata dal vescovo Ambrosi, un frate cappuccino che ho conosciuto personalmente perché nel dopo messa volle ringraziare i chierichetti che avevano partecipato alla cerimonia.
Festa grande a Cavanella quel giorno, presenti naturalmente il sindaco e le autorità. Una grande processione accompagnò allora la statua di San Giorgio per tutto il paese allietata dalle musiche della Banda Musicale di Rosolina della quale facevano parte anche alcuni nostri concittadini
Della vecchia chiesa si salvarono fortunatamente le statue in legno di Santa Eurosia, di Santa Lucia e di San Giorgio e la grande Croce in legno che Don Virginio, il parroco della mia infanzia, teneva accanto a sé nella predica del Venerdì Santo.
Giuliano Marangon, studioso e ricercatore diocesano, nel suo volume “Briciole di storia”, conferma che la Croce e le tre statue risalgono al 1700, come pure i due supporti marmorei che reggono la mensa dell’altare della Madonna, nonchè l’acquasantiera a conchiglia in controfacciata a sinistra. Appartengono ancora alla vecchia chiesa le due testine d’angelo affiancate alla lapide del campanile.
Attualmente le statue delle due sante sono conservate in sacrestia e quella di San Giorgio a cavallo, nel retrocoro.
A don Virginio Milani seguirono i parroci Don Guerrino Cavallarin e don Aldo Marangoni e sempre Giuliano Marangon ci ricorda il completamento delle strutture parrocchiali quali l’inaugurazione dell’Asilo“Madonna di Monte Berico” nel 1956, l’inaugurazione del Patronato “don Calabria” nel 1970 e la riparazione della parte alta della torre campanaria con rifacimento del castello delle campane nel 1986.
 

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