LA BEBETTA E IL BOSCO CEREO

La Bebetta è uno dei canali più recenti e si incomincia a trovarla nei documenti del 1400. Nasce dall’Adige, poco a monte del vecchio cimitero, costeggia le Motte e, raccolte poi le acque del “Canal dell’Homo morto” e del “Canal della Carrara”, si perde nella Valle di Prova del Ceredo e nella Valle del Becco, ora Valgrande. 
Da queste valli uscirà come emissario il “Canal della Carbonara” che raggiungerà il Brenton a Torre Bebe e un altro canale, il Teson, dopo aver raccolto anch'esso le acque degli altri canali vicino a Le Motte, tra i quali il “Canal di Spinarolo”, sfocerà in mare. 
Ancora oggi lungo il Canal di Valle, la località davanti al “Macchinario Vecchio” ora scomparso è chiamata “Tison”. 
Alla sinistra della Bebetta, lungo la Valle in Proa, proa significa davanti, correva un grande bosco, il bosco ceredo o cereo. Si trattava infatti della parte terminale dell’antico “Bosco del Foresto” che da Fosson arrivava a Caput Silvae ora Conselve. Il bosco era formato in prevalenza da Cerri, una varietà di quercia e pare fosse presente sin dal V secolo prima di Cristo.
Ora il bosco non esiste più, ma gli alberi sepolti e macerati nelle paludi ci ricordano il vecchio nome Carbonara, il carbone di chi non possiede le miniere, parlo appunto della “torba”. 
Prima e dopo l’ultima guerra, alla scarsità di legna e carbone si sopperì con la torba, debitamente essiccata, per il riscaldamento domestico e ricordo molto bene i numerosi terreni di Valgrande dai quali la si estraeva. 
Non dobbiamo confondere però il bosco cereo con l’attuale Bosco Nordio. La nostra pineta è infatti artificiale: tutti gli alberi sono stati fatti piantare dalla famiglia Nordio qualche secolo addietro dopo un grave incendio, forse doloso, che aveva distrutto tutta la vegetazione delle dune.

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