LA BATTAGLIA  "ALLA CAVANELLA D'ADIGE"

Che possiamo dire di questa battaglia che ho scoperto casualmente alcuni anni fa quando nelle mie ricorrenti visite alle nostre città d'arte, lessi una lapide nella piazza principale di Treviso dove tra i numerosi morti delle guerre risorgimentali ne trovai alcuni caduti nella battaglia di Cavanella d'Adige.
Il fatto che questo combattimento fosse ricordato in molti volumi e soprattutto nei Bollettini di guerra, rende l'idea di quanto importante sia stato il nostro paese dal punto di vista logistico e strategico anche se localizzato in un sito paludoso, malsano, i cui abitanti erano soggetti a febbri malariche e quant'altro.
Siamo nel 1848 dove i moti rivoluzionari e libertari sono in fermento in tutta la nazione. E' l'occasione storica per riunire l'Italia sotto un'unica bandiera, anche se sabaudo - piemontese, ed è l'occasione per cacciare definitivamente gli austriaci dal lombardo veneto.
Gli austriaci non mollano facilmente, ritiratisi provvisoriamente da Venezia, stringono d'assedio la città e cercano di bloccarne tutte le vie d'accesso. Anche Chioggia, grazie alla sua posizione geografico - lagunare è libera dal nemico che però occupa a Sud Cavarzere e soprattutto Cavanella d'Adige bloccando in un sol colpo il passaggio del fiume e l'accesso al Canale di Valle impedendo così agli alleati di prestare soccorso a Venezia assediata.
Cavanella d'Adige diventa un forte, a quei tempi addirittura qualcuno la chiamava fortezza, ma in sostanza altri non era che un discreto campo trincerato, le difese costituite da terrapieni e da alcune casette dove alloggiavano circa duecento soldati croati, furboni gli austriaci che mandavano i loro alleati nei posti peggiori. Dalle descrizioni di chi ha partecipato al combattimento, pare che le difese fossero costituite da due cannoni e dagli archibugi con relativa baionetta in carico ai difensori croati.
Ma c'era poi una ragione particolare per la quale si dovesse occupare il forte di Cavanella e cacciare di lì i Croati? Dal punto di vista strategico in quel momento non era certamente importante, almeno dalle valutazioni storiche degli autori dei testi, tutti ufficiali superiori dell'esercito. Pare che la causa principale fosse da imputare alle autorità di Chioggia per un motivo molto semplice. I Chioggiotti erano proprietari dei terreni da Brondolo a Cavanella d'Adige, tutti coltivati a mezzadria dagli abitanti di S. Anna e Cavanella i quali ad un certo punto si rifiutavano di lavorare in quanto i croati razziavano i raccolti, distruggevano le case, ammazzavano la gente senza alcun motivo e quando andava bene li portavano nelle prigioni tedesche.
In quel frattempo migliaia di volontari provenienti da ogni parte d'Italia, si erano ammassati a Venezia e un po' per allenarli alla guerra e un po' spinti dai Chioggiotti, il comando militare di Venezia decise per questa sortita.
Il combattimento non ebbe esito favorevole agli italiani poichè il generale Ferrari al comando di ben 1500 soldati mancò certamente di efficienza, pare che strategicamente parlando fosse una frana. Divise i soldati in tre gruppi, uno doveva attraversare l'Adige alle Portesine, l'altro doveva aggirare la zona di Cavana mentre il terzo avrebbe seguito la strada del Canal di Valle. Tutti e tre i gruppi avrebbero dovuto trovarsi ai piedi del forte prima dell'alba per l'attacco finale. Solo il gruppo che proveniva da S. Anna arrivò all'ora stabilita, gli altri due arrivarono molto tardi, pare verso mezzogiorno. Il generale mancò dunque la sorpresa e all'alba i croati si accorsero dei militari italiani e li respinsero con perdite. Il generale decretò allora la ritirata e fece bene perché da Cavarzere nel frattempo partirono 400 soldati tedeschi in difesa del forte. Quando poi giunsero gli altri gruppi pronti a dar battaglia, l'ordine era ormai di ritirarsi. Gli italiani lasciarono sul campo una cinquantina tra morti e feriti e dovettero tornarsene alla volta di Venezia con la coda tra le gambe.
Tornando alla situazione del paese, è evidente che nel 1848 “i vaticani” cioè le due caserme, non erano ancora state costruite, il centro del paese, diviso tra l'altro dal Canal di Valle era costituito da poche case, pare anche malandate, mentre la maggior parte della popolazione, una trentina di famiglie, circa 150 persone, vivevano parte lungo l'argine dell'Adige, direzione San Pietro, poche altre verso Ca' Nordio.
Dai racconti del combattimento estratti dai vari volumi, è mia impressione che gli autori si siano scopiazzati un po' a vicenda con conclusioni però assai diverse sulle valutazioni dell'operato sia del Generale Ferrari che del Comandante del governo militare provvisorio di Venezia, cioè il Generale Pepe.
In alcuni volumi, dei Generali Ferrari e Pepe gli autori ne dicono peste e corna, in altri pare ci siano stati solo encomi, addirittura applausi al ritorno dall'azione. Penso che la verità, come sempre, stia nel mezzo. Di seguito l'ordine del giorno tratto dagli atti del governo provvisorio di Venezia:


27 Luglio 1848
                                                                ORDINE DEL GIORNO
Del Comando in Capo delle Truppe nello Stato Veneto.
In continuazione de' miei ordini del giorno, in data del 9 e lo stante, rendo di pubblica ragione i nomi di que' valorosi che perdettero la vita nella fazione del giorno sette, suddetto mese, nella Cavanella d' Adige, non esclusi quelli che vi rimasero feriti.

                        MORTI NELL'ATTACCO DEL GIORNO 7 LUGLIO ALLA CAVANELLA D'ADIGE.
Soldati Comuni
Collin Pietro
Dorigon Natale
Carniel Luigi
Gatto Pietro
Vettori Giovanni
Basso Luigi
Marazzo Annibale
Lega Angelo, Caporale del Terzo Battaglione Romani volontarii
Di Salvo, Comune del Battaglione di Linea Napoletano.

                                    FERITI DEL GIORNO 7 LUGLIO ALLA CAVANELLA D'ADIGE.
Battaglione Trivigiani:
Curion Angelo Capitano Quartiermastro
Berti Giuseppe Tenente
Franchin Giuseppe Caporale
A seguire 30 nomi soldati comuni.
Battaglione volontarii Napoletani:
A seguire tre nomi soldati comuni
Battaglione volontarii Bolognesi :
A seguire tre nomi soldati comuni

                                                        Il Tenente Generale comandante in capo
                                                                    GUGLIELMO PEPE

Da : “Raccolta per ordine cronologico di tutti gli atti, decreti, nomine del Governo provvisorio di Venezia” Tomo III pag.137-138 – Andreolo tipografo - Venezia                                                                  Index