I ROMANI E LA VIA CLAUDIA AUGUSTA O CLODIA

I romani arrivarono nel nostro territorio nel II secolo a.C. più come zona di transito che d’insediamento e iniziarono le opere di bonifica soltanto verso il 50 d.C.
L’evoluzione del delta del Po è una storia di enormi piene e di rotte tremende che trasformeranno continuamente il territorio ma il grande fiume troverà sempre nuovi percorsi per incanalare le sue acque. 
Anche il Tartaro modificherà in parte il suo corso e andrà a sfociare un po’ più a Sud, nell’odierno territorio di Rosolina.
I rami del Po che attraversavano il nostro territorio nel periodo romano erano la Filistina che passava per Adria ed entrava in mare all’altezza di Ponte Fornaci e il Fossiones che, staccatosi dopo Adria, sfociava a Fossis, l’antico abitato di Cavanella d’Adige. 
Un altro ramo più a Nord si gettava nella laguna veneta assieme all’Adige, al Brenta e al Bacchiglione. Ma altri rami minori del Po sfociavano nel triangolo Adria-Fornaci- Hadriani (Ariano Polesine). Sette erano infatti le bocche del Po che terminavano nelle “Lagune Adriane”, chiamate dagli storici latini i “Septem Mària”, vale a dire i Sette mari.
Tutti i rami del Po, da Ravenna ad Altino, erano in ogni caso collegati fra loro da canali artificiali trasversali, le famose ”Fossae”: la Fossa Augusta, la Fossa Flavia, la Fossa Filistina e la Fossa Claudia. Era quindi possibile la navigazione e il trasporto per via fluviale di uomini e merci da Ravenna ad Altino.
Man mano che il mare si ritirava si formavano dei cordoni dunosi che il vento innalzava anche a qualche decina di metri. Fu nel periodo etrusco che si formarono le dune fossili di “Le Motte” località vicino a Cavanella d’Adige, quelle di Rosolina altezza villaggio Norge e quelle di Donada. 
Si tratta del famoso “litorale etrusco” individuato dal Lombardini e che partendo da Pellestrina, anzi da Malamocco l’antica Metamauco, attraversava Brondolo e il nostro territorio sino a raggiungere Ravenna.
Le dune di Cà Morosini, Cà Diedo e Cavanella nei pressi della Strada Romea, sono di formazione più recente e dovrebbero essersi formate circa cinquecento anni fa, poiché la linea di costa nel VI secolo d.C. passava ancora all’altezza di Cavanella d’Adige e di poco si discosterà nei secoli futuri, come vedremo in seguito. 
Sotto il dominio dell’imperatore Claudio Augusto fu costruita una nuova strada, una “direttissima”, che da Hadriani (Ariano Polesine) seguiva la costa, meglio ancora costeggiava un canale artificiale: la “Fossa Claudia ”.
La Via Claudia Augusta chiamata in seguito Via Clodia, era dunque la strada che attraversava il nostro territorio e fu costruita molto probabilmente per alleggerire il traffico della Via Popilia ed essendo molto diritta, consentiva di risparmiare parecchie miglia sul percorso Ravenna- Altino. Per tale motivo e considerati i mezzi di trasporto dell’epoca, rivestiva certamente grande importanza.
Lungo questa strada, furono costruite diverse stazioni di sosta: dopo Hadriani, Septem Mària, l’attuale Ponte Fornaci e poi Fossis, l’odierna Cavanella d’Adige. Da qui la strada conosciuta come “Via Claudia o Clodia”, attraversava il territorio di Le Motte, Dolfina e giungeva ad Evrone, l’odierna Vallonga, una frazione d’Arzergrande in provincia di Padova. Qui si immetteva, secondo alcuni studiosi sulla Via Popilia ma secondo altri e forse hanno ragione questi ultimi, sulla Via Annia. La strada proseguiva poi per Altino, la città romana sulla terraferma, al confine con la laguna veneta 
Si venivano così a completare le grandi vie di comunicazione tra Roma e i lontani confini ad Est del suo impero: la Via Flaminia da Roma a Rimini, la via Popillia e la Via Annia che da Rimini e Bologna raggiungevano Altino attraversando Adria e Padova e non dimenticando la Via Clodia, la direttissima Hadriani - Fossis – Evrone che accorciava di molte miglia il percorso da Rimini ad Altino. 
Da Altino un’altra strada raggiungeva Concordia e si immetteva nella Via Postumia, l’importante via consolare che portava ad Aquileia. La strada proseguiva poi sin oltre il Danubio, spingendosi verso i lontani territori dell’Europa dell’Est.

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